Via Latina

VIA LATINA

La via che oggi riconosciamo da Piazza Numa Pompilio, attraversa il quartiere Appio latino, lambisce la Valle della Caffarella, passa nell’area delle Tombe Latine, il quartiere di Torre del Fiscale fino ai grandi Acquedotti ed oltre.

Le origini molto antiche sono attestate da testimonianze già del 294 a.C. e più tardi il nome della strada è ricordato in Livio: Interamnam, coloniam Romanam, quae via Latina est.

Nelle fonti letterarie la strada è menzionata per le sue caratteristiche morfologiche, è definita clivosa da Giovenale, obliqua da Stazio, montosa da Paolino da Nola e per la presenza di numerose presenze cimiteriali; ma, soprattutto, la Via Latina accompagnava, per lungo tratto, il percorso di sei acquedotti verso la città, Anio vetus e novus, aquae Marcia, Tepula, Iulia, Claudia. La strada, infatti, è spesso citata in relazione a opere idrauliche, in particolare da Frontino ed è menzionata in rapporto alle opere di adduzione dell’aqua Iulia da parte di Agrippa nel 33 a.C.

Lungo il IV miglio era ubicato il tempio della Fortuna Muliebre.

Il suo tracciato, non rettilineo, con salite e discese, nel corso dei secoli ha subito molte trasformazioni che, in alcuni casi, l’hanno modificata ed interrotta, ma la sua testimonianza è ancora molto viva e sotto i nostri occhi, in alcuni casi tutta da scoprire con adeguate indagini archeologiche.

La presenza di importanti monumenti è ricordata anche in alcuni dei toponimi attuali come pagus Lemonius che si estendeva tra V e VI miglio, al limite dell’ager Romanus antiquus La via è menzionata anche in alcuni documenti funerari, tra i quali un bassorilievo murato all’ingresso del colombario di Pomponius Hylas, lungo il I miglio, nel tratto intramuraneo raffigurante la personificazione della strada come figura femminile sdraiata e in una tabula lusoria rinvenuta a tor Fiscale, nella vigna Belardi, al IV miglio.

Nei cataloghi regionari la via è inclusa, nell’elenco al terzo posto, dopo la Traiana e l’Appia.

La Via Latina riprendeva tracciati preistorici, in uso secoli prima della creazione della via storica che congiungeva Roma a Capua, attraversando i monti Lepini, Ausoni, Aurunci e le valli fluviali del Sacco e del Liri-Garigliano .

Si attribuisce il nome della strada alla creazione come via pubblica al termine delle guerra latina nel 338 a.C., che segna l’inizio del fenomeno della colonizzazione, il cui asse portante fu proprio la Latina, lungo la quale erano le colonie più antiche e importanti, Cales, dedotta nel 334 a.C., e Fregellae, dedotta nel 328 a.C. La realizzazione della Via Latina sarebbe quindi precedente a quella della via Appia. Il nome della strada potrebbe derivare anche dalla sua funzione di percorso verso un luogo di culto in epoca arcaica al mons Albanus, dove si celebravano le feriae Latinae e si compiva un sacrificio detto Latiaris.

Gli studi concordano sulla creazione della Latina come via pubblica alla fine del IV sec. a.C., al più tardi agli inizi del III; il nome, in origine valido solo per il percorso fino al santuario, fu esteso anche al tratto diretto alla colonia di Interamna, come testimonia nel 294 a.C. Livio (10.36.16), che indica l’ubicazione Via Latina.

Nella metà del II sec. a.C. il percorso della strada, lungo 129 miglia, era, da Roma a Capua: dopo la diramazione dall’Appia, sulla sinistra, in corrispondenza dell’attuale piazzale Numa Pompilio, superato l’ager Romanus la via attraversava i colli Albani con un percorso abbastanza ripido, dall’odierna Grottaferrata alla statio Roboraria e proseguiva per compitum Anagninum, Ferentinum, Frusina, Fregellae, Aquinum, Interamna Lirenas, Casinum, ad Flexum Venafrum, Teanum, Casilinum dove si riuniva con la Via Appia presso Capua.

Dopo la distruzione di Fregellae, nel 125 a.C., il tragitto della via fu deviato per Fabrateria Nova, colonia dedotta nel 124 a.C. (Vell. 1.15.4), raggiungendo il precedente percorso presso il ponte sul fosso Melfa, fra il miglio LXXVIII e il LXXX, poco prima di Aquinum e fu abbandonato il precedente tragitto tra Aquinum e Casinum, passante per Interamna Lirenas, sostituito da un rettilineo lungo sette miglia.

Numerosi cippi miliari documentano il percorso e i restauri di parti della strada, già in cattivo sato come lamentava nel 44 a.C. Cicerone. Dopo i restauri negli ultimi decenni del I sec. a.C. la via era considerata dallo storico e geografo Strabone tra le principali arterie del Lazio e fu inclusa tra tra le otto strade maggiori che Augusto fece ricostruire e affidò a curatores.

Tratti della strada furono in seguito restaurati sotto gli imperatori Vespasiano, Traiano, Antonino Pio, Severo Alessandro.

Le caratteristiche geologiche della zona con tufo e pozzolana, facilitarono nella tarda età imperiale lo sviluppo di gallerie sotterranee e la realizzazione di numerosissimi edifici funerari, accanto ai resti dei monumenti sepolcrali pagani a servizio dei quali vi era una viabilità ancora perfettamente funzionante nel VI secolo, durante la guerra goto-bizantina. Il generale bizantino Belisario, infatti, condusse l’esercito a Roma proprio lungo la Via Latina (come descritto da Procopio nel suo testo sulla guerra gotica) e nel 537 lungo la stessa strada i Goti, guidati da Vitige, apprestarono il loro accampamento nella località campus Barbaricus, intercluso fra gli acquedotti Marcia e Claudia-Anio novus. Il campo era attraversato da nord a sud dalla Via Latina; all’incrocio degli acquedotti e della stessa via furono realizzati la Torre Fiscale, il campo fortificato murando le arcate degli acquedotti e quindi l’accampamento da cui poteva essere controllata anche la Via Appia e che ancora oggi da il nome alla zona. Il taglio dei canali dell’acqua che alimentava la città portò alla siccità e all’abbandono di Roma dentro le mura.
In età alto-medioevale il percorso della via fuori le mura era caratterizzato da una serie di edifici religiosi che contribuì a mantenere alto, in epoca carolingia l’interesse pontificio per gli edifici di culto. Della Basilica paleocristiana di S. Stefano al III miglio si hanno numerose notizie e è noto che conservò, fino al tardo Medioevo, la sua importanza.

Dal IX secolo l’uso della Porta Asinaria, da cui usciva l’omonima via, prevalse su quello della porta Latina, considerata la vicinanza con la sede pontificia lateranense.

Il I miglio della strada coincideva con le attuali vie Populonia-Talamone, il II poco prima di Via Denina, il III con il Parco delle Tombe Latine, il IV con la zona Tor Fiscale. Il tratto di strada conservato all’interno del Parco ci fornisce le dimensioni di una larghezza della carreggiata di m. 4,10 e i tratti successivi conservati danno la certezza del tracciato della via da Piazzale Numa Pompilio fino all’incrocio con l’Appia Nuova. Passando attraverso la porta Latina nelle Mura Aureliane giunge a Piazza Galeria, costeggia la Valle della Caffarella, procede attraverso il fondo detto Arco di Travertino, passando sotto l’acquedotto Claudio al IV miglio. Superato l’incrocio con l’Appia Nuova il percorso si ripropone nell’area di tor Fiscale dalla via di Campo Barbarico e dal vicolo di Torre del Fiscale, fino alla torre, ove si perde nella campagna.

Numerose sono state le scoperte sia in passato che in epoca recente che testimoniano che la strada era fiancheggiata da un numero elevato di monumenti funerari. Altri complessi e monumenti segnano il percorso della strada per i quali si rimanda alle schede specifiche, menzionando solo il grandioso complesso residenziale dei Sette Bassi tra il V e il Vi miglio della via, oggi sulla destra della Via Tuscolana presso l’incrocio con via delle Capannelle.

L’abbandono graduale della Via Appia aumentò l’importanza della Via Latina nel Medioevo meglio conservata e preferita per raggiungere Napoli

La storia moderna è quella delle trasformazioni, in particolare lo sviluppo edilizio degli anni 50 -70 ha ristretto e interrotto il tracciato, ma la Via Latina è in gran parte ancora conservata sotto l’attuale livello di campagna. Il ripristino in superficie nella sua continuità, e il godimento della sua percorribilità, almeno dalla Caffarella al GRA, deve costituire un obiettivo primario secondo una serie di sistemi individuati dallo studio per Piano Territoriale Paesistico (ambito 15/12 Valle della Caffarella, Appia Antica, Acquedotti) con le principali finalità di rendere visibile il tracciato antico della strada anche nel primo tratto, strettamente urbano, evidenziandolo con una diversa pavimentazione, valorizzare le testimonianze esistenti, l’aspetto panoramico nel tratto aperto verso la valle della Caffarella, ricomporre l’ambito paesistico del Parco della Tombe Latine recuperando l’area di pertinenza della Basilica di Santo Stefano, occupata da utilizzazioni improprie; recuperare inoltre la continuità ed il tracciato della strada antica anche all’interno della zona di Tor Fiscale fino ai grandi Acquedotti.

Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium, III, 2005, (Adriano La Regina), s.v. Latina via , pp. 133-202 (R. Rea e altri) con tutta la bibliografia precedente.

La Via Latina è la “sorella maggiore” della Via Appia Antica: l’origine del suo tracciato risale all’epoca pre-romana e tutto il suo percorso, da Roma a Capua (dove le due strade si ricongiungevano) attraverso i Colli Albani e la Valle Latina, presenta un patrimonio storico-archeologico ricchissimo e in gran parte ancora da indagare.

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