Santo Stefano Protomartire

La chiesa – luogo di culto cattolico situato al civico 31 di via di Torre del Fiscale – è intitolata a santo Stefano, il primo martire cristiano, figura di enorme importanza per la storia della Chiesa. Stefano fu uno dei primi sette diaconi eletti dagli Apostoli per il servizio dei fedeli e fu lapidato a Gerusalemme per non aver rinnegato la sua fede in Cristo, un sacrificio narrato negli Atti degli Apostoli e ricordato dalla liturgia cristiana come testimonianza suprema di fede e di perdono verso i persecutori.
La chiesa parrocchiale è una costruzione moderna risalente agli anni 1954-1955, costruita per rispondere alle esigenze di culto di un’area urbana in crescita demografica nel dopoguerra.
La Parrocchia santo Stefano protomartire venne istituita ufficialmente il 31 luglio 1954 dal cardinal vicario Clemente Micara con il decreto Pastoris aeternis.
L’edificio fu completato e inaugurato nel 1955, anche se inizialmente pensato come struttura provvisoria da ampliare in futuro. Tuttavia, la prevista espansione non è mai stata realizzata, e la chiesa ha mantenuto la sua configurazione originaria.
La chiesa è stata visitata da due papi, in seguito entrambi canonizzati: san Paolo VI, il 10 aprile 1966; san Giovanni Paolo II, il 26 aprile 1998 (eventi ricordati con lapidi commemorative collocate sulla facciata della chiesa).
L’edificio presenta uno stile modernista e funzionale tipico degli anni ‘50 del XX secolo, ampiamente utilizzato nella costruzione di nuove chiese parrocchiali nelle periferie romane in espansione.
Questi gli aspetti architettonici salienti:
– la pianta è rettangolare basilicale, semplice nella sua impostazione planimetrica;
– la struttura è realizzata principalmente in muratura di mattoni con travi di sostegno in ferro sia interne che di consolidamento, a causa di cedimenti del terreno riscontrati dopo la costruzione;
– la facciata è sobria, caratterizzata da un unico portale d’ingresso, sormontato da una rappresentazione iconografica di santo Stefano tra due palme – simboli tradizionali del martirio – e accompagnata lateralmente da un semplice campanile a vela.
L’architetto responsabile del progetto fu Mario Bruno, che concepì l’edificio in funzione delle finalità liturgiche e pastorali della Comunità parrocchiale, pur con uno stile sobrio e privo di eccessivi ornamenti.
L’interno è dominato da un’aula rettangolare luminosa, orientata a focalizzare l’attenzione sull’altare maggiore.
In prossimità dell’abside, sul lato sinistro, è collocato un altorilievo in terracotta modellata a stampo e smaltata in policromia, raffigurante santo Stefano; mentre ai lati dell’abside sono stati installati tre altorilievi della stessa fattura che rappresentano l’evento dell’Annunciazione, e raffigurano lo Spirito Santo, la Beata Vergine Maria e l’arcangelo Gabriele.
Pur essendo una costruzione moderna e priva di grandi opere d’arte storiche, l’insieme architettonico e decorativo rispecchia le esigenze devozionali e pastorali della Comunità parrocchiale, con un equilibrio tra funzionalità e simbolismo liturgico.
La chiesa è situata in un territorio che conserva tracce di una antica basilica paleocristiana dedicata a santo Stefano, eretta sul sito di una villa suburbana al terzo miglio della Via Latina, di cui oggi rimangono solo le fondamenta e poche colonne.
Le rovine di quell’antica basilica del V secolo sono visibili nei pressi del Parco Archeologico delle Tombe di Via Latina e costituiscono un legame storico importante tra il culto antico e quello contemporaneo del santo a Roma.

Strettamente legate agli aspetti antropologici, le forme cultuali sono un tassello fondamentale per la vita nel territorio dell’Ecomuseo della Via Latina e per la comprensione delle sue dinamiche insediative antiche e contemporanee. Accanto al supporto spirituale, i luoghi in cui si professano le varie religioni assumono un ruolo sociale di grande rilievo per le comunità insediate nei vari quartieri.

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