San Policarpo

San Policarpo

La chiesa fu costruita tra il 1964 ed il 1967, su progetto di G. Nicolosi.
Ai tempi della costruzione di San Policarpo, il quartiere aveva un carattere prettamente periferico e risultava ancora in fase di sviluppo e trasformazioni. La chiesa è una delle costruzioni più emergenti dei
dintorni e, situata al limite della zona edificata, da Sud-Ovest è riconoscibile da lontano. E’ immediatamente adiacente, infatti, all’ area archeologica chiamata parco degli Acquedotti., che con i suoi Acquedotti e Pini le fa da sfondo.
L’uso dei mattoni per l’esterno della chiesa è ispirato all’opus vittatum e presenta un più che plausibile riferimento alle architetture dei vicini acquedotti.
Poco lontana, la cupola di San Giovanni in Bosco caratterizza la situazione urbanistica fortemente costruita qualche anno più tardi, San Policarpo si contrappone alla chiesa di Don Bosco per i materiali utilizzati e per l’uso di strutture geometriche triangolari ed esagonali.
Dall’esterno si presenta con le sue pareti autoportanti a cortina di mattoni. La massa dell’edificio è prolungata longitudinalmente dalla parte opposta all’entrata, che a sua volta è costituita da un
piccolo pronao. È sormontata da una sorta di tiburio a pianta stellata, posizionato sulla chiesa al posto di una cupola: questo volume caratterizzato da sporgenze e rientranze rende riconoscibile l’edificio come costruzione sacra, pur non essendo classificabile né come tiburio né come cupola; il tetto di questa struttura è costituito da sei rombi disposti a stella, che convergono, nel punto più alto della chiesa, in una lanterna a forma di guglia.
San Policarpo è a pianta essenzialmente esagonale e presenta all’interno un’imponente struttura portante: vicinissimi alle pareti, sei pilastri in cemento armato a sezione esagonale hanno il compito di sorreggere la struttura superiore dell’edificio. Questo impianto è presumibilmente ispirato a quello torinese della Chiesa di San Lorenzo, ma ottenuto riducendo i lati da otto a sei come accadeva nel caso della cupola di Sant‘Ivo alla Sapienza.
Lo spazio interno è caratterizzato, come l’esterno, dalle pareti in mattoni, che stavolta sono in genere accuratamente incastrati a incrocio; la loro disposizione costituisce il principale elemento decorativo
dell’estesa superficie murale, che per il resto è parsimoniosamente decorata.
Uno dei lati dell’esagono della pianta, quello opposto all’entrata, è proiettato verso l’esterno per formare una nicchia, usata come coro e conclusa da una vetrata policroma verticale; al di sotto di questa si distingue un crocefisso medievale di scuola umbra.

GALLERIA

Strettamente legate agli aspetti antropologici, le forme cultuali sono un tassello fondamentale per la vita nel territorio dell’Ecomuseo della Via Latina e per la comprensione delle sue dinamiche insediative antiche e contemporanee. Accanto al supporto spirituale, i luoghi in cui si professano le varie religioni assumono un ruolo sociale di grande rilievo per le comunità insediate nei vari quartieri.

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